La tutela dell’imputato: come assoluzioni storiche dimostrano l’importanza della presunzione di innocenza

ProveraCostituzione Italiana, articolo 27: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Recita così uno degli articoli più importanti della nostra Costituzione, sul quale si basa molto della libertà personale dell’individuo. In sostanza, esso dice che un accusato (per qualunque crimine, dal più piccolo al più efferato) non può essere considerato colpevole fino a prova contraria. Spetta all’accusa, dunque, fornire tutte le prove che possano convincere il giudice della colpevolezza della persona stessa.

In Italia, come in varie altre parti del mondo, ci sono diversi gradi di giudizio, l’ultimo dei quali è la Cassazione: la decisione presa dai giudici (chiamati “di Cassazione”) non può avere altri appelli e diventa definitiva.

In passato abbiamo visto diversi casi in cui un imputato è stato riconosciuto colpevole in primo grado per poi essere assolto, magari, proprio “in Cassazione”. L’inchiesta “Genesi”, conclusasi nel 2013, ne è un esempio: 43 imputati per fatti di mafia, l’accusa aveva chiesto 28 condanne (per un totale 379 anni di reclusione) e 15 assoluzioni, in realtà sono arrivate ben 32 assoluzioni e solo 11 condanne (86 anni di reclusione in totale).

Più recentemente abbiamo visto l’assoluzione di Silvio Berlusconi dal caso Ruby. Secondo l’accusa (fonte Wikipedia) l’allora Presidente del Consiglio Berlusconi avrebbe abusato del suo potere sui funzionari della Questura di Milano per il rilascio di Ruby “Rubacuori” per coprire il reato di Prostituzione minorile (ben più grave). Si dice, infatti, che nella villa di Arcore in possesso di Berlusconi si siano svolti dei festini a luci rosse ove si tenevano prestazioni “particolari” in cambio di favori. Tra le partecipanti a questi festini vediamo l’allora consigliera regionale Nicole Minetti e la stessa Ruby, ai tempi minorenne. Dopo una condanna in primo grado (giugno 2013), l’ex presidente del Consiglio è stato assolto dalla Cassazione nel marzo 2015.

L’ultima storica (in ordine di tempo), assoluzione, è quella che riguarda l’attuale presidente Pirelli, Marco Tronchetti Provera, accusato di ricettazione nell’ambito dello caso Telecom – Kroll. Tale caso, divenuto noto come “scandalo Telecom, si riferisce ai tempi in cui Provera era a capo dell’agenzia di telecomunicazioni italiana e  precisamente all’anno 2004. Il dirigente italiano venne accusato di ricettazione dei file Kroll, un’agenzia di investigazione che stava portando avanti un lavoro di spionaggio proprio su Telecom e sul suo allora Presidente in merito allo scontro con alcuni fondi brasiliani per la scalata alla Brasil Telecom.

Condannato in primo grado a un anno e otto mesi, il reato si era prescritto nel 2014. L’attuale numero uno Pirelli ha rinunciato alla prescrizione e ha deciso di fare ricorso in Cassazione per chiarire definitivamente la sua posizione in merito al processo Telecom, dove è stato completamente assolto dalla vicenda.

Da Genesi a Berlusconi per finire al caso Telecom di Marco Tronchetti Provera, tre casi eclatanti in cui, proprio grazie alla presunzione di innocenza, si è potuto fare giustizia fino in fondo.

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